Skip to main content
0

Convegno Op Latium 22 maggio a Vetralla

Il settore olivicolo sta attraversando una fase complessa: i costi di produzione salgono, i mercati ballano e la tentazione di rincorrere soluzioni rapide è forte. Ma chi lavora la terra lo sa bene — un oliveto non si improvvisa. Le scelte di oggi sulla forma di allevamento, sulla varietà e sulla gestione del suolo decidono la redditività dei prossimi trent’anni.

È con questo spirito che giovedì 22 maggio, dalle 16:30, lo Stabilimento Op Latium di Vetralla ha ospitato il convegno “Scelte agronomiche per la sostenibilità economica dei nuovi oliveti”, organizzato da Edizioni L’Informatore Agrario insieme a Op Latium.

Perché le scelte iniziali pesano così tanto

Impiantare un oliveto è una decisione di lungo periodo: le piante messe a dimora oggi produrranno per decenni, e gli errori di partenza si pagano per tutta la vita dell’impianto. Per questo la fase progettuale — quale forma di allevamento adottare, quali cultivar scegliere, come preparare e gestire il suolo — è quella che incide di più sulla sostenibilità economica futura. Non si tratta di inseguire mode, ma di far quadrare costi, rese e qualità su un orizzonte molto più lungo di una singola annata.

Intensivo, superintensivo o tradizionale?

Una delle questioni centrali è la forma di allevamento. L’oliveto tradizionale, con piante distanziate e spesso secolari, ha costi di raccolta più alti ma custodisce paesaggio e cultivar storiche. Quello intensivo aumenta la densità di piante per ettaro e consente una meccanizzazione parziale. Il superintensivo, a filare fitto, punta su rese elevate e raccolta completamente meccanizzata, ma richiede investimenti importanti e si adatta solo a determinate varietà e terreni. Nessun modello è “migliore” in assoluto: ciascuno ha numeri, costi e vincoli diversi, e la scelta giusta dipende dal contesto specifico dell’azienda.

Il suolo, la base che spesso si trascura

Tra tutte le variabili, la gestione del suolo è forse la più sottovalutata, eppure è la fondamenta su cui poggia l’intero impianto. Conoscere la struttura e la fertilità del terreno, mantenerne la sostanza organica, gestire l’acqua e prevenire l’erosione sono interventi che non danno risultati immediati ma proteggono la produttività negli anni. Un suolo vivo e ben gestito riduce la dipendenza dagli input esterni e rende le piante più resilienti agli stress climatici — un vantaggio economico oltre che agronomico. È il punto in cui sostenibilità ambientale e tenuta dei conti coincidono.

Di cosa si è parlato

L’obiettivo del convegno era concreto: dare a produttori, tecnici e operatori della filiera gli strumenti per decidere bene. Non c’è un modello valido per tutti — c’è la capacità di leggere il proprio territorio, capire il mercato e scegliere di conseguenza. Il programma ha messo in fila le variabili che ogni imprenditore olivicolo deve avere chiare:

  • Tiziana Sarnari (Ismea) ha aperto con l’analisi dell’andamento del mercato e dei prezzi dell’extravergine, la cornice entro cui si muove ogni scelta aziendale;
  • Giacomo Italiani, agronomo del Gruppo Farchioni, è entrato nel merito della convenienza economica delle diverse forme di allevamento — intensivo, superintensivo, tradizionale — ciascuna con i suoi numeri, costi e rese: non si tratta di scegliere la più di moda, ma la più adatta;
  • Primo Proietti (Università di Perugia) ha affrontato caratteristiche pedoclimatiche e scelta varietale: suolo e clima non si cambiano, ma si assecondano con le cultivar giuste;
  • Stefano Cifeca, responsabile dell’assistenza agronomica di Op Latium, ha chiuso con ciò che tiene insieme il resto: monitoraggio dei suoli e gestione delle criticità sul campo.

Ha moderato Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario.

Il filo conduttore: conoscere il proprio contesto

Questo convegno non prometteva formule magiche. Offriva qualcosa di più utile: dati, competenze e confronto per fare scelte informate. In un momento in cui il settore ha bisogno di crescere, la crescita più solida nasce dalla conoscenza del proprio contesto, non dall’imitazione del modello di qualcun altro. Suolo, clima, mercato e varietà non sono variabili separate: vanno lette insieme, ed è questo intreccio che il convegno ha messo al centro. L’incontro anticipa la terza edizione di Olivo in Campo, in programma il 30 settembre e 1º ottobre 2026 a Roccastrada e Braccagni (Grosseto).

Informazioni pratiche

  • Data: giovedì 22 maggio 2026, ore 16:30
  • Luogo: Stabilimento Op Latium, Vetralla (VT)
  • Partecipazione: gratuita
  • Iscrizioni e programma completo: olivoincampo.informatoreagrario.it

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER